|
Napoli Est è la più vasta zona industriale di Napoli: include i quartieri S.Giovanni, Barra, Ponticelli, Gianturco, Poggioreale. E’ un territorio - cerniera con i paesi vesuviani – condizionato da caos materico e degrado ambientale.
La presenza dell’aeroporto e dell’area portuale, di autostrade, ferrovie regionali e nazionali, rende tuttavia Napoli Est un luogo di importanza strategica. Nel paesaggio ameno dei mulini e delle ville, dei torrenti e delle paludi che si trovavano ad est delle antiche mura della città hanno avuto inizio i primi insediamenti produttivi.
Una zona che il 1900, l’ultimo secolo industriale, ha inciso con profondi segni di metamorfosi incontrollata e devastatrice, imponendo al territorio margini artificiali per accrescerne uno sfruttamento non pianificato. Il territorio ha preso forma sotto la spinta prevalente degli interessi e delle contingenze economiche, senza che per quasi un secolo nessuna istituzione fosse riuscita a renderne coerente e vantaggioso lo sviluppo. Cento anni spezzano la continuità del tessuto urbano: degrado ambientale, mancanza di qualità, perdità di identità. Grandi lotti industriali, infrastrutture di trasporto come il rilevato ferroviario, gli oleodotti e le bretelle autostradali ingabbiano, fratturano ed isolano Barra, Ponticelli, S. Giovanni, Poggioreale. Tutta l’area è tenuta distante dal fronte del mare, occupato dallo scalo merci del porto e dal fascio dei binari che corre sulla costa. Esiste una mitologia delle zone est, una mitologia dei grandi quartieri industriali dismessi e disseminati nell'occidente urbanizzato, esiste una fisiologica fascinazione per le archeologie dell'era industriale e dei suoi luoghi, ambienti ibridi da restituire alla qualità urbana.
|