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author: >>> Mauro Smith/Sila Barracco
title: Ri-programmare la periferia:
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Date of publication: 07/06/2008

Ri-programmare la periferia:

micro-sistemi diffusi, luoghi di relazioni e di servizi, come configurazione programmatica di un sistema oggettuale di autoregolazione spontanea.

Il tempo dei grandi simboli urbani male si adatta a quello della dismissione. La caratteristica discontinua dei luoghi della periferia rispetto alla densità del centro é da considerare una riserva, l’ultima risorsa di un territorio che esaurisce sempre più velocemente ogni propria capacità di autorigenerazione.
Ri-programmarla, significa riconoscere la potenzialità residua del tessuto ancora vivo, sopravvissuto alla centralità della fabbrica e delle altre logiche produttive forti, pronto a nuove scelte reversibili, deboli e diffuse.
Ma la nostra architettura esclude la possibilità di sperimentare strumenti descrittivi adeguati a una corretta lettura della realtà complessa delle periferie. Essa confida nelle proprie radici storiche impreparate ad affrontare microsistemi diffusi di produzione chiusi tra le proprie mura, connessi a una fragile rete priva di progetto, perché pronta ad essere continuamente modificata dai successi economici e dalle crisi di un mercato dalle meccaniche geografiche imprevedibili.
Il crollo della permanenza funzionale, decretando la modificabilità dell’architettura contemporanea della città, determina la morte della destinazione d’uso. La fluttuazione programmatica imposta dal mercato a intere parti urbane, mina in profondità i fondamenti dell’architettura contemporanea, e con essa quella delle politiche urbane.
La periferia è una frontiera che chiede visioni che esprimano le linee di demarcazione tra urbano e rurale, tra compressione e decompressione, tra storia e modernità, tra natura e industria, tra emergenza e normalità. Ed è un po’ di normalità che questa zona pretende.
Normalizzare il carattere della frontiera suburbana ci interroga sulla nostra incapacità di comprendere in un solo sguardo la complessità dei rapporti che compongono questo  paesaggio.
Sono i rapporti, le relazioni, la permeabilità, la sostenibilità, i temi di progetti fortemente programmatici che possono trasformare aree recintate e spazi interstiziali in luoghi di incontro e non di separazione, luoghi che poi evolvono naturalmente in parti della metropoli. Consapevoli di loro stessi.
Qualcosa continua a vivere del vecchio assetto. É il sistema principale delle connessioni, confluenti in recinti e stabilimenti.
Si può affermare che ciò che non manca ad alcune periferie sono le infrastrutture. Come cablaggi e tubazioni prima di immettersi nelle case, negli uffici, le connessioni suburbane sono raccolte in fasci apparentemente confusi nel paesaggio.
La loro capacità è sovradimensionata alla parte di margine della città a cui sono allacciati. La velocità delle informazioni, delle merci, dei viaggiatori, troppo elevata. Il loro percorso, indifferente.
E’ questo il primo layer della rete da riqualificare, ridisegnare, de-potenziare in un network di collegamenti che riducono la velocità a quella delle relazioni, deboli, incrociate. E’ questo il paradosso su cui si costruisce la strategia di intervento: un programma dinamico di riqualificazione di parti intere di città discontinua, reversibile e sostenibile per l’ambiente, risultato dell’intreccio tra il rallentamento al suolo delle tecnologie meccaniche e l’accelerazione delle relazioni tra le persone.
Tracciati sul suolo, sul verde, sul cemento, i percorsi pedonali, ciclabili, tranviari, disegnano la distribuzione leggera di un tessuto che colora l’area intera, senza ricoprirla. Senza nasconderla. Un parterre libera le aree naturali ancora esistenti, rigenera un territorio privato della vegetazione, esalta la propria caratteristica di discontinuità, riattivando le connessioni tra le parti separate. Ciò che oggi è percepito come un limite, invece di separare deve congiungere.
Su questo si dispongono le nuove molecole urbane che, sfruttando principi di riconoscimento e di sostenibilità, si auto-assemblano tramite legami basati su programmi d’uso reversibili.
Alla concentrazione preferiamo la diffusione.
La configurazione programmatica del nuovo cityscape guarda criticamente, ma senza indifferenza, la storia del luogo che trasforma. Una trasformazione priva di vergogna e di rimorso, che approfonditamente confronta e contempla combinazioni differenti di attività variabili nel tempo, nel tentativo di rivelare la complessità di un luogo urbano incredibilmente vicino alla natura dell’uomo.


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