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author: Aldo Rianna
title: Architettura sostenibile
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Date of publication: 03/06/2008

Architettura sostenibile

Il centro urbano,più comunemente chiamato città,non considera tutto il territorio su cui insiste in modo omogeneo ma, definisce:  
1) Città: è quella parte di territorio più esposta al giudizio altrui ove, i servizi e le ifrastrutture sono necessarie per l'occhio estraneo.  
2) Territorio comunale: "tutto il resto"  
La zona di territorio che ci interessa è "tutto il resto"; è zona in incognito e sconosciuta ai più, è in disparte ed è ricordata solo in rare e ambigue occasioni con il nome generico di "periferia".  
L'anomalia non è solo geografica ma è scorretta la denominazione ufficiale del luogo in "generica periferia urbana", quindi non ha qualifica ed è perciò esposta a decisioni di dubbio gusto. Non è possibile riqualificare se prima non si è qualificato, senza riconoscere la dignità ad un territorio è chiaro che lo stesso sia preda facile e passiva.  
Qualificare"tutto il resto" è semplice, basta rendergli la dignità.  
Tutto il resto è parte integrante della città e quindi:  
<<è soggetto ad un controllo continuo e accurato che non permette abusi, è monitorato e sempre sottoposto all'attenzione e alle cure della classe dirigente e quale che sia la distanza dal centro, è dotato di servizi efficienti e di strutture indispensabili alla vita quotidiana. 

La semplicità dell'intervento è tutta nell'ultima considerazione ed è, naturalmente:  
La costruzione di una cortina invalicabile che definisca in modo inequivocabile il territorio periferico, eleganti torrette saranno ben dislocate e ben presidiate, per un notevole risparmio di fondi e di energie, possono essere impiegati, per la costruzione, materiali già in loco. Questo semplice intervento eliminerebbe il degrado della città che "conta", con il vantaggio di avere a disposizione, per sempre, un posto ove collocare eventuali scarichi eccipienti.
La periferia, da canto suo, avrebbe una identità e utilizzo certi, una sicura espansione e riempimento, il ritrovamento della sua vocazione e sarebbe certamente menzionata meno spesso di quanto non sia adesso.  
L'accesso alla zona, illimitato e selezionato, ne farebbe un luogo sicuro, rifugio privilegiato di cittadini dismessi e/o declassati, pensionati, contrattisti (a termine ), giovani in vana attesa di lavoro, ecc..... che, avrebbero una sicura accoglienza ad un prezzo accessibile e controllato. Quale occasione migliore, un luogo sicuro ove rifugiarsi lontano dalle insidie della città tentacolare che, senza periferia visibile, risolverebbe una volta e per sempre, il problema della sicurezza. Notevole e geniale l'idea di poter costruire un "recinto" all'interno della periferia, per l'accoglienza di extracomunitari ed eventuali; anzi, una serie indefinita di recinti, ognuno per ciascuna categoria individuata e/o individuabile, vere e proprie isole felici comunicanti tra loro attraverso tunnel e gallerie sotterranee che all'occorrenza avrebbero ruolo di rifugi sicuri da eventuali interventi dall'alto.  
Una nuova architettura memore della nostra più genuina tradizione, nostro patrimonio artistico, testimone della ritrovata naturale vocazione.

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