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author: Arjen Oosterman
title: Connecting Naples / Connettere Napoli
website: www.archis.nl
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Date of publication: 14/06/2008

Connecting Naples / Connettere Napoli

Editoriale di Arjen Oosterman
Se si guarda l’Europa nel mondo globalizzato, spesso quel che vediamo è un blocco omogeneo. Invece nel continente albergano soprendenti, enormi contrasti e differenze.
E questo non riguarda, come sembrerebbe, i nuovi arrivati nella “famiglia”. Universi di differenza esistono anche tra i vecchi occupanti della casa europea.

Prendi Napoli la quarta città italiana. Certo, si tratta di una cultura antica, fatta di un passato romano e greco (Neapolis), più tardi dominata da Ostrogoti, Bizantini, Normanni, Spagnoli, Francesi, giusto per elencarli! Un nodo fondamentale per una rete di relazioni storiche e politiche, si parla di essa come il “regno di Napoli”.  Napoli si vede come una sorta di umbilicus mundi [l’ombelico del mondo], oppure, anche, il centro del Mediterraneo.
Tuttavia, per i non napoletani, la città è veramente molto lontana dai luoghi che contano, fuori dal tumulto delle politiche europee. L’isolamento relativo del mezzogiorno [il Sud Italia] è sempre presente e attivo.
Solo nei giorni del disastro Napoli arriva all’attenzione mondiale, come durante il terremoto del 1980 oppure quando il Vesuvio minaccia scosse (i disastri naturali attraggono sempre attenzione e sono mediagenici).
Il recente scandalo dei rifiuti ha fatto il giro del mondo, ha affascinato e contemporaneamente messo fuori dai denti ciò che noi, in una società occidentale e regolata, non avremmo mai voluto vedere.
L’alto tasso di disoccupazione, le condizioni di vita relativamente povere (il PIL pro-capite è circa il 30% o 40% in meno della media europea, se si esclude l’economia informale), un centro storico molto affollato ci dicono che qui c’è molto ancora da fare. Una forte coesione con i network europei sarebbe già un gran supporto a tal proposito.
Ecco perché il Corridoio Euro 1 (che va da nord a Sud: Berlino, Verona, Roma, Napoli, Palermo), od  il corridoio E8 (che va da ovest ad est: Bari, Sofia, Varna, sul mar Nero), con connessioni a Napoli e Roma, sono sul tavolo da disegno, sebbene non vi siano certezze relativamente all’avanzamento del progetto e alla conclusione.

In un modo o nell’altro, la città deve assicurarsi nuovo business. Lo spazio lasciato dall’industria petrolifera (l’Italia ha riserve strategiche qui) nella zona orientale di Napoli e la ex acciaieria nell’area occidentale hanno la città in mezzo, una sorta di budello spaziale che non sta certo contribuendo al welfare dei residenti.
Poi ci sono l’aeroporto ed i porti commerciali e passeggeri, questi ultimi hanno approfittato della linea costiera napoletana. Pur tuttavia entrambi rappresentano un contributo sostanziale all’economia della città.

Per tutto questo, la trasformazione di Napoli da un’economia commerciale ed industriale ad una città di servizi basata sull’economia della conoscenza sembra prendere piede, ma non tanto decisamente. Non c’è dubbio che stiano cercando di attrarre il traffico turistico e d’affari. Avendo ottenuto il Forum delle Culture dall’Unesco (2013), i politici stanno cercando di mettere in moto quasi un’Olimpiade economica, principalmente diretta alla zona occidentale della città (dove vi sono ancora i resti dell’acciaieria). Si attendono di poter sviluppare una zona costiera dedita all’intrattenimento, con centri congressi ed un profilo culturale. Mentre i progetti per l’area orientale, il focus di questo giornale, sono molto meno chiari. Qui stanno ancora cercando un futuro, dietro le disastrose condizioni lasciate dallo stoccaggio dei petroli e dalle industrie abbandonate ed inattive, che si inframmezzano ad appartamenti mezzo demoliti e vecchi insediamenti. Queste aree potrebbero servire a decongestionare il centro affollatissimo.

Lo spazio è qui, ma per ora è occupato da una industria pervicace, inquinante, irritante ed anche pericolosa. Investire nelle industrie creative, che sono sempre assetate di location e abitazioni non convenzionali, potrebbe essere una possibilità seducente per stimolare la trasformazione. Questa è la formula che è stata messa in campo in tutta Europa per dare alle ex aree industriali una seconda vita. Certo, è necessario molto di più che qualche fabbrica abbandonata per iniziare questo processo. Si può anche pensare ad altri scenari: Napoli come la città del sole, Napoli come hub dei trasporti per il Mediterraneo.

Le massicce trasformazioni infrastrutturali, una nuova politica sulle risorse idriche, il disinquinamento dei suoli e l’inquinamento atmosferico sono compiti da affrontare a livello centralizzato. Ma non vuol dire che la piccola scala, il livello locale, anche iniziative personali – che possono fare la differenza – non siano possibili.
Se si mette pressione, si dimostra che un’idea può divenire realtà, può avere effetti pratici.
Ci sono enormi potenziali di sapere, esperienza e conoscenza sul posto, sia nei servizi municipali che nelle università che nei gruppi privati.
Il progetto-ricerca urbanistico ed architettonico ( (Econeapolis), sviluppato nel 1980s dal Prof. Aldo Loris Rossi con la collaborazione di una serie di altri specialisti dell’Università di Architettura dimostra che non manca l’abilità di sviluppare una visione integrale sia a livello urbano che regionale.
Tuttavia, il dibattito locale sui piani di partecipazione dimostra che la riforma amministrativa e la ricerca di effettive implementazioni delle strategie sono ancora in discussione a Napoli.
Dove c’è una drammatica mancanza nell’abilità di coltivare il supporto e l’entusiasmo durante le fasi esecutive. Fare facendo.

Da questo punto di vista N.EST (Napoliest) è una iniziativa promettente. Agendo come un collettivo artistico-culturale con uno studio (ai tempi in cui scriviamo, febbraio 2008, n.d.t.) nel museo d’arte contemporanea cittadino, il Madre, N.EST può lavorare sulla presa di coscienza e sulla creazione di dialogo. Così come sullo sviluppo di idee che grazie all’approccio non istituzionale e alla marginalità, hanno forse una chance di successo. Che fa di N.EST un’organizzazione interessante anche per altri.L’invito di N.EST a Volume e Domus a venire a Napoli per un incontro di redazione aperto alla città si è tradotto in questo giornale. Che rappresenta, principalmente le prospettive sulla zona Orientale scritte dagli stessi napoletani. Oltre all’importanza di fornire analisi sugli sviluppi attuali dello spazio urbano e delle sue condizioni grazie a questo tipo di esplorazione, Volume crede che la città sia troppo importante per lasciare questi professionisti da soli.


Traduzione di Diana Marrone

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Versione in lingua italiana del tabloid co-prodotto da N.EST e Archis Foundation.

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